AREZZO – Dura critica della Rete Aretina Pace e Disarmo nei confronti del Defense Industry Forum di Ankara. L’associazione cittadina esprime forti preoccupazioni nei confronti del summit internazionale in Turchia che ha rappresentato un momento di confronto istituzionale esclusivamente dedicato all’industria bellica, alle licenze per la produzione di armamenti, ai sistemi missilistici e agli investimenti nel settore della difesa, invitando i cittadini a riflettere sui rischi e sulle conseguenze dell’aumento della spesa militare.
La Rete Aretina Pace e Disarmo evidenzia come questo forum abbia posto al centro esclusivamente il tema del riarmo con l’obiettivo, in ambito Nato, di destinare il 5% del Prodotto Interno Lordo agli investimenti per la difesa e con il rischio di sottrarre ingenti risorse a settori strategici quali sanità, scuola, ambiente, cooperazione internazionale e politiche di contrasto alla povertà. Questa “corsa al riarmo” vede coinvolto anche il Governo italiano che ha confermato l’impegno a raggiungere tale quota già entro il 2035, con una programmazione di investimenti prevista nei prossimi anni. L’invito della Rete Aretina Pace e Disarmo, al contrario, è di rispondere alle attuali sfide internazionali e alla ricerca di sicurezza duratura attraverso la diplomazia e la costruzione della fiducia reciproca tra gli Stati, potendo così scongiurare un pericoloso rafforzamento degli apparati militari. «Si scrive “Defense Industry Forum”, ma si legge “riarmo” e “guerra” - accusa la Rete Aretina Pace e Disarmo. - Il vertice di Ankara ha parlato quasi esclusivamente di armi, di industrie belliche, di licenze per la costruzione di missili e di quote del PIL da destinare alla difesa. Puntare a una difesa puramente militare, priva di un’anima politica e di una base democratica, è un’opzione incompleta e strategicamente fragile. È insufficiente l’approccio che riduce la deterrenza al solo piano militare. La vera sfida risiede nella deterrenza politica che è un processo dinamico e mirato a costruire una stabilità che non può nascere dal terrore ma dalla fiducia reciproca. Senza una direzione politica comune, il riarmo rischia di tradursi in una sterile somma di nazionalismi armati. La vera difesa europea richiede, invece, un salto di qualità istituzionale, capace di trasformare le iniziative nazionali in una capacità d’azione coesa e coerente. In quest’ottica, il multilateralismo non è un esercizio per idealisti ma una “tecnologia” di difesa efficace. In ogni caso, il riarmo aumenta tensioni e insicurezze, dunque non è “difesa” ma è un vero e proprio piano che depaupera gli investimenti nel welfare, smentisce la fiducia nella diplomazia e arricchisce lobbies a cui nulla importa del bene comune. L’aumento della spesa militare, infatti, non ha impedito nessuna guerra in corso e non protegge le persone dalle vere minacce alla loro vita quotidiana quali crisi climatica, precarietà, crescenti disuguaglianze, inquinamento e mancanza di cura».
Arezzo,
lunedì 13 luglio 2026
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