L’iniziativa prenderà il via con un laboratorio aperto di panificazione tradizionale dove residenti e visitatori potranno riscoprire le antiche tecniche della lavorazione del pane e vivere un confronto con i saperi trasmessi di generazione in generazione dalle comunità delle valli appenniniche. Il secondo momento sarà rappresentato dalla degustazione guidata di prodotti agricoli locali a cura del Podere Pallereto di Sopra e della produttrice Marina Cestelli che, con la sua azienda, rappresenta un esempio concreto di agricoltura di qualità radicata nel paesaggio casentinese. La volontà è di perseguire gli obiettivi del progetto Comunità 2030 per rivitalizzare i borghi attraverso azioni tra cultura, comunità e valorizzazione delle risorse locali in percorsi condivisi di riscoperta delle tradizioni alimentari come patrimonio vivente, andando anche a sviluppare il fronte del turismo esperienziale. In quest’ottica, un laboratorio di panificazione tradizionale unito all’incontro diretto con un produttore del territorio e a una degustazione di prodotti diventa occasione per vivere esperienze fortemente identitarie che contribuiscono a custodire e a esportare il valore di un luogo. Tutto questo, unito alla volontà di sostenere le produzioni agricole tradizionali del Casentino anche come strumento di cura del paesaggio: un’agricoltura viva e radicata, infatti, mantiene aperti i prati, presidia i versanti, contrasta lo spopolamento e l’abbandono delle terre. «L’iniziativa - commenta Elisa Maggi di Connessioni, - si inserisce in un quadro più ampio di riflessione sul ruolo delle aree interne. Il Casentino, come molti territori appenninici, ha vissuto decenni di spopolamento progressivo, erosione dei servizi essenziali e indebolimento del tessuto economico locale. In questo contesto, un laboratorio di panificazione e una degustazione di prodotti del territorio non sono semplici eventi culturali ma sono atti di prossimità, capaci di innescare processi di sviluppo locale che partono dal basso e dalla quotidianità. Il pane fatto in casa, le farine locali e i prodotti di una piccola azienda agricola di montagna diventano veri e propri vettori di identità collettiva. Quando una comunità ri-apprende come si fa il pane, infatti, ri-abita simbolicamente il proprio territorio. Riscoprire queste pratiche significa rafforzare il senso di appartenenza, contrastare la percezione di marginalità e costruire una narrazione positiva del luogo in cui si vive. Nelle aree interne, la filiera corta non è una scelta di tendenza ma è una strategia di sopravvivenza economica: ogni acquisto di un prodotto locale mantiene reddito sul territorio, valorizza il lavoro di chi ha scelto di restare e dimostra che esistono alternative credibili alla dipendenza da più lontani circuiti commerciali».
Ortignano Raggiolo (Ar), sabato 6 giugno 2026
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