lunedì 5 novembre 2012

Nuoto e disabilità: quando lo sport aiuta a crescere


AREZZO – Le ultime Paraolimpiadi di Londra hanno dimostrato come lo sport possa rappresentare un importante veicolo di riscatto sociale e di crescita personale, con numerosi atleti che, nonostante le disabilità, sono riusciti a primeggiare nelle varie specialità. Tra le storie più belle c'è senza dubbio quella di Cecilia Camellini, una nuotatrice cieca capace di vincere due ori e due argenti. A proposito di nuoto, anche ad Arezzo questo sport viene utilizzato da alcune associazioni che lavorano con i disabili: il luogo che ospita tutte le attività natatorie e acquatiche è il Centro Sport Chimera, una struttura che, con le sue numerose vasche, permette di praticare le più disparate discipline. 
Tra i soggetti presenti all'interno del palazzetto del nuoto c'è la Crescere, un'associazione che lavora con persone con disabilità intellettive (autismo, disturbo dello sviluppo e disturbo nella comunicazione) applicando la Terapia Multisistemica in Acqua (TMA), una metodologia volta al miglioramento delle capacità cognitive, comportamentali, relazionali e senso-motorie. Attraverso l'insegnamento del nuoto, la TMA permette al bambino di migliorare le relazioni interpersonali, l'integrazione e la gestione delle emozioni, con l'obiettivo al termine del percorso di inserirlo in un gruppo di pari: in quest'ottica è importante la collaborazione con la Chimera Nuoto, chiamata ad individuare nella propria scuola-nuoto il gruppo più adatto all'atleta.
La seconda società è l'All Stars, un'associazione legata a "Special Olympics" che vive lo sport e il nuoto come mezzi per favorire la crescita personale, l'autonomia e la piena integrazione delle persone con disabilità intellettiva. 
«Oltre all'attività organizzata da queste associazioni - spiega Marco Magara, direttore tecnico del Centro Sport Chimera, - ci sono tante persone con disabilità che utilizzano le piscine in modo indipendente e per raggiungere i più svariati obiettivi: in questo senso l'acqua è fortemente terapeutica perché permette movimenti e gesti che nell'ambiente terrestre il disabile non potrebbe vivere».

Arezzo, Lunedì 5 Novembre 2012

Nessun commento:

Posta un commento